I fiori di canapa vanno alla guerra

Inizio 2019: iniziano le audizioni alla Camera sul destino delle infiorescenze. Lega e 5Stelle su fronti diversi. Siamo concordi con Luca Marola, attivista e patron di EasyJoint che si possa definire «È un prodotto agricolo di eccellenza”

È legale fumare i fiori di canapa industriale? E che ne sarà dei negozi di cannabis light, spuntati a migliaia e definiti «bordelli cinesi» dal ministro dell’Interno Matteo Salvini? Al via oggi – 5 febbraio 2019 – le audizioni delle commissioni Affari sociali e Agricoltura della Camera dei Deputati. A presiedere i lavori è Filippo Gallinella, per la seconda volta deputato del Movimento Cinque Stelle. Sulla cannabis light c’è una legge, ma non basta: manca ancora un’interpretazione comune sul commercio delle infiorescenze. Ne parliamo con Luca Marola, imprenditore e attivista patron di EasyJoint. Prima che un’azienda, «un progetto pensato per accompagnare il legislatore a correggere in positivo e in modo efficace la legge italiana, così da rendere la canapa competitiva in Italia e nel mondo».

Qual è il problema con i fiori di canapa? E perché c’è bisogno di interpretare la legge?

«Il 5 febbraio inizia un ciclo di audizioni e sedute delle Commissioni di Agraria e Affari sociali, per arrivare a una risoluzione da presentare al Governo. La legge già c’è, ed è la 242, quel che serve è la corretta interpretazione per colmarne le lacune. Che poi le sentenze continuano a segnalare al legislatore. Serve coscienza di quel di cui si parla, cioè di un fenomeno agricolo e imprenditoriale distante anni luce dagli stupefacenti. I limiti ci sono, riconosciuti in Italia e nel resto del mondo. Il limite legale che sta tra lo 0,2 e lo 0,6 è uno spartiacque chiaro: se è canapa, non è droga. Bisogna cancellare i timori irrazionali che ci portiamo dietro».

I fiori di canapa industriale si possono vendere, ma la legge non ne prevede la destinazione d’uso. La risoluzione servirà a fare chiarezza anche su questo punto?

«L’ultima sentenza della Corte di Cassazione ha accertato con una considerazione logica, quindi pre-giuridica, che se sono normate coltivazione e produzione della canapa, allora lo è anche il consumo. Sulla destinazione d’uso i giudici hanno stabilito che non è necessario un elenco tassativo, perché è un prodotto che non ha limiti speciali. Perché appunto non è droga. Limitare l’uso che ne fa un privato consumatore, è un’ingerenza nella sua libertà individuale. Il che mi sembra un’affermazione meravigliosa».

Nessuno può impedire di fumare la camomilla.

«Questa sentenza dice che non serve nemmeno indicare una destinazione d’uso. Il prodotto non ha una legislazione speciale, ognuno può fare quel che vuole. Sarebbe ipocrita far finta che non venga fumata, mangiata, spalmata. Far finta che sia una pianta senza qualità».

“Easyjoint, progetto sia commerciale che di azione politica, trova piena legittimità nelle parole dei giudici della Corte di Cassazione.
La società italiana e’ matura per il messaggio di libertà e, nell’assenza della decisione politica, la Magistratura ha fatto ciò che le compete: ha dato risposta ad un fenomeno sociale importante chiarendo la liceità dell’intera iniziativa”.

Vederemo se questa volta faranno bemne i conti o tratteranno l’argomento come tutti quelli della “questione italiana”: un compromesso dopo l’altro!

 

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